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    August 03

    Cirano (Francesco Guccini)

    Venite pure avanti, voi con il naso corto,
    signori imbellettati, io più non vi sopporto
    Infilerò la penna fin dentro al
    vostro orgoglio
    perché con questa spada vi uccido
    quando voglio.
    Venite pure avanti poeti sgangherati,
    inutili cantanti di giorni sciagurati,
    buffoni che campate di versi senza forza
    avrete soldi e gloria ma non avete scorza;
    godetevi il successo, godete finché dura
    ché il pubblico è ammaestrato
    e non vi fa paura
    e andate chissà dove per non pagar le tasse
    col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.
    Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
    però non la sopporto la gente che non sogna.
    Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non
    abbocco
    e al fin della licenza io non perdono
    e tocco.
    Facciamola finita, venite tutti avanti
    nuovi protagonisti, politici rampanti;
    venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
    feroci conduttori di trasmissioni false
    che avete spesso fatti
    del qualunquismo un arte;
    coraggio liberisti, buttate giù le carte
    tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
    in questo benedetto assurdo bel paese.
    Non me ne frega niente
    se anch'io sono sbagliato,
    spiacere è il mio piacere,
    io amo essere odiato;
    coi furbi e i prepotenti
    da sempre mi balocco
    e al fin della licenza
    io non perdono e tocco.
    Ma quando sono solo con questo naso al piede
    che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
    si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
    che a me è quasi proibito il sogno di
    un amore;
    non so quante ne ho amate, non so
    quante ne ho avute,
    per colpa o per destino le donne le
    ho perdute
    e quando sento il peso d'essere
    sempre solo
    mi chiudo in casa e scrivo e
    scrivendo mi consolo,
    ma dentro di me sento che il grande
    amore esiste,
    amo senza peccato, amo ma sono triste
    perché Rossana è bella, siamo così diversi;
    a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.
    Venite gente vuota, facciamola finita:
    voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
    se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
    guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
    e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
    che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
    le verità cercate per terra, da maiali,
    tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
    tornate a casa nani, levatevi davanti,
    per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
    Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
    e al fin della licenza io non perdono e tocco.
    Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
    ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
    non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
    tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo;
    dev'esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto
    dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
    Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
    io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole;
    ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
    ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
    perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
    se mi ami come sono, per sempre tuo

    Addio (Francesco Guccini)

    Nell'anno '99 di nostra vita

    io, Francesco Guccini, eterno studente

    perché la materia di studio sarebbe infinita

    e soprattutto perché so di non sapere niente,

    io, chierico vagante, bandito di strada,

    io, non artista, solo piccolo baccelliere,

    perché, per colpa d'altri, vada come vada,

    a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

    io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,

    riflettori e paillettes delle televisioni,

    alle urla scomposte di politicanti professionisti,

    a quelle vostre glorie vuote da coglioni...

    E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,

    alle diete per mantenersi in forma smagliante

    a chi parla sempre di un futuro trionfale

    e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,

    alle magie di moda delle religioni orientali

    che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,

    ai personaggi cicaleggianti dei talk-show

    che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"

    alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,

    alle loro modelle senza umanità

    alle sempiterne belle in gara sui calendari,

    a chi dimentica o ignora l'umiltà...

    Io, figlio d'una casalinga e di un impiegato,

    cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna

    che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,

    io, tirato su a castagne ed ad erba spagna,

    io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,

    due soldi d'elementari ed uno d'università,

    ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato

    dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà...

    Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,

    a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia

    o sceglie a caso per i tiramenti del momento

    curando però sempre di riempirsi la pancia

    e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,

    ai ceroni ed ai parrucchini per signore,

    alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,

    al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,

    a chi si dichiara di sinistra e democratico

    però è amico di tutti perché non si sa mai,

    e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico

    ed è anche fondamentalista per evitare guai

    a questo orizzonte di affaristi e d'imbroglioni

    fatto di nebbia, pieno di sembrare,

    ricolmo di nani, ballerine e canzoni,

    di lotterie, l'unica fede il cui sperare...

    Nell'anno '99 di nostra vita

    io, giullare da niente, ma indignato,

    anch'io qui canto con parola sfinita,

    con un ruggito che diventa belato,

    ma a te dedico queste parole da poco

    che sottendono solo un vizio antico

    sperando però che tu non le prenda come un gioco,

    tu, ipocrita uditore, mio simile...

    mio amico...